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Recensione di: Francis (Friday, October 20, 2006) | Voto: * * * * * dal sito www.debaser.it
Il terzo disco dei My Chemical Romance, probabilmente la band più famosa di internet (la carriera di questo gruppo è stata praticamente lanciata da un seguito di culto formatosi tramite newsgroup e peer to peer) è fondamentalmente un concept album sulla morte e in particolare sulla storia di un ragazzo che muore giovane... tutto molto emo ovviamente, ma l'impressione che ne ho ricavato durante l'ascolto è invece che questa band avesse l'obiettivo di realizzare un disco eclettico, cambiando atmosfera e stile tra una canzone e l'altra, proprio nella maniera di una rock opera in puro stile 70's.
Mi ha ricordato un pò l'approccio dei Clash di "London Calling", ossia quello di una punk band che fa punk senza suonare tipicamente punk: allo stesso modo, mi sembra di avere intuito che i MCR volessero fare emo senza suonare tipicamente emo... infatti i nomi tirati in ballo nelle interviste di presentazione (Beatles, Pink Floyd, Queen, Smashing Pumpkins, Smiths) sono ben diversi da quelli che ci si potrebbe aspettare per un gruppo la cui proposta è stata spesso eccessivamente "filtrata" dai canali dedicati ai teenagers.
Già il singolo "Welcome To The Black Parade" (praticamente una "Bohemian Rapsody" personale) mi aveva fatto redimere dal dubbio di avere inquadrato, con un po' di ottusità lo ammetto, i MCR come una sorta di boy band per ragazzine "alternative": invece un cazzo, questi sanno comporre e suonare alla grande, il frontman Gerard Way ha una personalità e un'abilità interpretativa da far pensare addirittura al primo Freddie Mercury e ci sono i presupposti per far sì che questa band possa diventare un fenomeno generazionale, risultato encomiabile in questi tempi "spersonalizzanti" .
La verità è che i My Chemical Romance hanno una grande chance con questo nuovo album: firmare con il loro nome il disco definitivo di tutta la generazione emo che sta crescendo in questi anni e rappresentare per tanti ragazzi quello che i dischi dei Beatles, o dei Sex Pistols hanno rappresentato per i giovani delle passate generazioni.
Non mi vergogno ad affermare che a me questa "svolta" piace e convince, si vede che "ci stanno provando" e io adoro questo tipo di coraggio.... mi piace, l'idea di un "Sgt. Pepper's" da consegnare al pubblico giovanile: voglio dire, sono i ragazzi di oggi, perchè demonizzarli? Piacciono alle ragazzine, e allora? Anche Bowie nel '72 piaceva alle ragazzine, anzi il suo pubblico all'epoca era prevalentemente di quel target: tra l'altro mi conforta sapere di non essere il solo a pensarla così , dato che l'NME ha assegnato a quest'album un onorevolissimo 9/10 definendo i MCR "la più grande band del mondo" e il Rolling Stone (non è la bibbia, ma tant' è..) ha paragonato questo lavoro a dischi dal potenziale generazionale come "Nevermind" e "American Idiot".
In ogni caso, credo di avere capito che il tema di questo album sia la storia di un malato di cancro in fase terminale che rivive con la mente, anche attraverso allucinazioni, la sua vita, intersecando i suoi ricordi con una serie di visioni ambientate in una dimensione indefinita il cui tema ricorrente è appunto questa "Black Parade" che è una trasposizione inconscia di un ricordo legato alla sua infanzia. L'ispirazione principale per questo concept è sicuramente il romanzo "Marabou Stork Nightmares" di Irvine Welsh (tra l'altro proprio il titolo di un altro romanzo di Welsh, "Three Tales Of Chemical Romance", ha ispirato lo stesso nome del gruppo), e lo stesso taglio di capelli, ora biondi e corti, di Way, pare che sia stato effettuato proprio per entrare nel tema della storia, alludendo alle sedute di chemio del protagonista... molto teatrale, forse pretenzioso, ma queste cose non le faceva forse anche Peter Gabriel 30 anni fa (e infatti veniva massacrato dalla critica)?
L'album è a metà dall'essere un concentrato di emo esplosivo (con delle performance vocali e interpretative di Way strabilianti) e un omaggio, con citazioni o rievocazioni, ai dischi che hanno segnato la storia del rock: così l'iniziale, drammatica "The End" richiama la "Five Years" di Bowie (non a caso il titolo provvisorio dell'album era "The Rise And Fall Of My Chemical Romance"), "Dead!" è una versione a chitarre sparate del britpop anni '90, "Mama" è un vaudeville dalle forti tinte glam (con tanto di surreale duetto con Liza Minelli!), "Teenagers" sembra uno dei numeri dei Roxy Music " spensierati" mentre, come in ogni disco di rock "classico" che si rispetti, non mancano alcune ballad di quelle destinate a essere imparate a memoria dai fan, come "Disenchanted", "I Don' t Love You" e SOPRATTUTTO "Cancer", una delle canzoni più toccanti che abbia mai ascoltato, con un testo in cui si analizza in modo nudo e crudo lo strazio di un malato terminale di cancro: il pezzo va dritto in faccia all' ascoltatore e onestamente non ricordo di avere mai sentito un brano che descriva un tema così difficile con tanta disarmante semplicità... non mi vergogno di dire che ho pianto ascoltandolo, e penso che sia impossibile restarne indifferenti.
Insomma, c'è proprio tutto: "The Black Parade" è un discone, e ha ben poco a che fare con l'immagine che, erroneamente, è stata affidata a questa band: sono sicuro che molti, se lo ascolteranno, potrebbero perdere tutti i pregiudizi di cui sono stato vittima anch'io.
Non voglio convincere nessuno, ma fregatevene degli schemi mentali di qualunque tipo e date una chance ai My Chemical Romance... non è certo se lasceranno il loro nome nell'immaginario del rock, ma ci stanno provando, e corrono davvero il "rischio" di riuscirci alla grande.
I AM THE GREEN MONSTER I've got a secret. It's on the tip of my tongue, it's on the back of my lungs. And I'm gonna keep it. I know something you don't know.
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dal sito del magazine Rolling Stone Recensione di DAVID FRICKE (Posted: Oct 16, 2006)
My Chemical Romance may be the oldest young band in America. None of the members -- singer Gerard Way, his brother and bassist Mikey, drummer Bob Bryar and guitarists Ray Toro and Frank Iero -- is old enough to have bought David Bowie's Diamond Dogs on the day it came out. But The Black Parade, the New Jersey group's third studio album, is the best mid-Seventies record of 2006, a rabid, ingenious paraphrasing of echoes and kitsch from rock's golden age of bombast. The opening fanfare, "The End," blows up like an outtake from Alice Cooper's Billion Dollar Babies, with glam-Godzilla guitars and spook-choir hurrahs. "Dead!" is a sleek, bleak bruiser, like Queen's "Keep Yourself Alive" in widow's weeds. And in the hyperoperatic "Mama," Way -- playing a soldier up to his neck in blood, raging against the woman who gave him life -- briefly duets with Liza Minnelli, who belts her two big lines only to have Way sing back at her with vicious obscenity. It is brassy casting, as if Minnelli has been dropped into a Glenn Danzig production of Bertolt Brecht's Mother Courage and Her Children. It also sounds like an idea Alice Cooper (the singer) might have had in 1976 while golfing with George Burns.
But this is not the Seventies, and My Chemical Romance are very much a band of their time -- post-9/11. The first song Way wrote for the group (with ex-drummer Matt Pelisser) was "Skylines and Turnstiles," based on his experience that day in New York, watching the Twin Towers fall in front of him. There is a lot of fire and rubble in these songs, too. And there are bodies all over the place -- dead in the streets ("Welcome to the Black Parade"); near death in hospital beds ("Dead!" and "Cancer"); or just too numb to give a shit about morality ("House of Wolves") or forgiveness ("I Don't Love You"). Starting with a riff that stabs and stutters like an old Buzzcocks lick and packing a bridge that is pure Iron Maiden, "This Is How I Disappear" is an exciting, perverse goodbye, from one lost soul to the object of his suffocating affection. "And without you is how I disappear/And live my life alone/Forever now," Way sings from the depths of obsession -- and, it seems, his grave. The poetry is rickety, but the self-pity is arena-ready.
Next to that, My Chemical Romance's 2004 album, Three Cheers for Sweet Revenge, is orthodox buzz-saw misery. Apparently, the band -- which co-produced the vacuum-packed overkill of The Black Parade with Rob Cavallo, who also worked on Green Day's punk-suite hit, American Idiot -- now believes that if you're going to feel sorry for yourself, you might as well do it with gusto. "When I grow up, I want to be nothing at all!" Way wails in "The End," surrounded by what sounds like ELO with a case of G n' R. The excess comes with diminishing returns. Cavallo and the group over-rely on the avenging-army drumroll shtick, and what is deliciously vintage for most of the record -- Way's bright, breathless yelp, with harmonies stacked to eternity; the lightning bolts of Brian May and Mick Ronson cutting through Toro's and Iero's widescreen grind -- loses luster by Tracks Twelve and Thirteen, "Disenchanted" and "Famous Last Words." The best last words should have been Track Eleven, "Teenagers," a tight fist of T. Rex-style crunch with a great punch-the-air chorus: "They said all/Teenagers scare/The living shit out of me."
Teenagers are the ones who should be scared shitless. They are about to inherit a hell on this earth that is more terrifying, day by day, than anything Way imagines here. In fact, the most realistic and contemporary thing about this album's supercharged-Seventies Armageddon is his bitter, almost jealously guarded helplessness in nearly every song. Content to be the Queen of complaint (and damn good at it), My Chemical Romance offer no answers and give no hope -- except for the shot of light that comes in the second manic half of "Welcome to the Black Parade," whenever Way hits the vocal hook. "We'll carry on," he sings repeatedly, at full rock-hero tilt. He doesn't say where. But the way he says it sounds great and worth believing, no matter how old you are.
Dal sito rockol.it Recensione di Ercole Gentile (21 Nov 2006) E’ possibile che gli idoli dei teenager “alternativi”, dall’estetica sempre curata (e finta trasandata), in costante rotation su Mtv, possano comporre un concept-album sull’imminente morte di un ragazzo malato di cancro? Possibile anche che questo disco non sia niente male? Già. Per il sottoscritto, che si avviava alla recensione piuttosto prevenuto, questo album dei My Chemical Romance è stato una piacevole sorpresa. “The black parade” è il terzo lavoro della formazione del New Jersey capitanata dal carismatico Gerard Way. Pubblicato due anni dopo gli ottimi riscontri riscossi dal pop-punk di “Three cheers for sweet revenge”, l’album si avvale del prezioso contributo del produttore Rob Cavallo, già al fianco dei Green Day per “American idiot”. Il disco, come si diceva, narra la storia di un ragazzo malato terminale di cancro che si avvia verso la fine dei suoi giorni rivivendo alcuni momenti della sua vita, dedicando ad alcune persone care le sue ultime parole e riflettendo sul senso dell’esistenza e della sua fine. Un tema “pesante”, scuro e impegnativo che però i My Chemical Romance alleggeriscono grazie al loro sound. Gerard Way ha recentemente dichiarato che “Bohemian Rhapsody” dei Queen è stato il brano che gli ha cambiato la vita e mai come in questo disco la cosa è evidente. Freddie Mercury e soci si inseriscono nell’emo-punk dei My Chem con le sonorità rock che gli hanno resi celebri, creando una miscela molto particolare e difficilissima da far uscire dalla testa. Si prendano ad esempio brani come “Dead”, “The sharpest lives”, “Cancer”, “Teenagers”, “Sleep” e lo stesso singolo “Welcome to the black parade”: parlano dei sogni spezzati di un ragazzo (“Know I will never marry…” citando “Cancer”) che lascia troppo presto il mondo e le persone che lo circondano. Soggetti tortuosi che però, grazie a questo sound fresco, sembrano quasi leggeri e ci si ritrova, senza accorgersi, a canticchiare ritornelli apparentemente allegri che celano in realtà parole tutt’altro che spensierate. Inoltre è anche possibile riscontrare qua e là alcune deviazioni verso nuovi stili come il brit-pop alla Coldplay (“I don’t love you”) e persino la musica balcanica (l’inizio di “Mama” non sembra un pezzo dei Gogol Bordello?). Insomma, “The black parade” è un disco intriso di citazioni (dai menzionati Queen, alla copertina e ghost-track in stile Tim Burton), ma capace allo stesso tempo di costruirsi un proprio marchio. Indubbiamente da premiare la capacità dei MCR di essere riusciti ad unire un tema intricato e toccante a sonorità in grado di “sdrammatizzare” il tutto, lanciando un segnale importante: si può passare su Mtv e piacere ai teenager anche non parlando solo di amori appiccicosi, di soldi e di tette.